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L’UE PRONTA AD APRIRE UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO LA GRAN BRETAGNA: L’ETICHETTATURA A SEMAFORO VIOLA LA NORMATIVA COMUNITARIA
Scritto il 24-09-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Europa
È in arrivo per inizio ottobre, salvo colpi di scena, l’apertura formale di una procedura d’infrazione Ue contro la Gran Bretagna sul famigerato “semaforo” per i cibi. Il contestato sistema introdotto sui prodotti venduti oltre Manica, che in base alla quantità di grassi, zuccheri e sale presenti negli alimenti dice se un prodotto è buono o cattivo per la salute, dà paradossalmente la luce verde alle bibite gassate e blocca, invece, per esempio, Parmigiano e San Daniele.
L’Italia è da tempo che, a livello Ue, ha ingaggiato una battaglia per chiedere l’abolizione del semaforo che finisce per falsare le reali qualità nutritive dei prodotti alimentari, creando quindi una discriminazione all’interno del mercato interno e un ostacolo alla libera circolazione.
L’Italia però non puo’ invocare il rispetto delle regole europee soltanto quando le conviene. Non tutto quello che fa l’Europa è buono, anzi molte cose vanno cambiate e dobbiamo impegnarci per cambiarle, ma se vogliamo che l’Europa ci ascolti, è meglio che il nostro Paese d’ora in avanti si dia una regolata e rimanga fermamente ancorato alle disposizioni comunitarie per non sentirsi dire dagli altri Stati membri, di fronte alle nostre rimostranze: da che pulpito viene la predica!
Poco più di tre anni e mezzo fa il nostro Parlamento ha approvato una legge sull’etichettatura, la n.4 del 3 febbraio 2011, che dispone l’obbligo, per tutti i prodotti alimentari posti in commercio, trasformati e non, di riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza della materia prima. La legge è in palese contrasto con la normativa europea. Nessun Paese, infatti, può permettersi di adottare in materia di etichettatura regole ulteriori rispetto a quelle comunitarie. La Direttiva 2000/13/CE prescrive infatti che le norme sull’etichettatura siano “armonizzate a livello dell’Unione europea per consentire ai consumatori europei di operare le loro scelte con cognizione di causa e per eliminare ogni ostacolo alla libera circolazione dei prodotti alimentari e le disparità nelle condizioni di concorrenza”.
Il Governo, saggiamente, non ha mai emanato i decreti attuativi, nonostante le sollecitazioni di Coldiretti, per cui la legge è rimasta inapplicata e l’Italia non ha corso il rischio di incorrere in una (ennesima) procedura d’infrazione.
Se l’Italia vuol essere credibile in Europa non puo’ praticare l’europeismo a giorni alterni, come ha fatto in passato con una certa frequenza. Basti ricordare, oltre alle vicende legate all’etichettatura, quelle relative agli ogm ed alle quote latte.