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SCOMPAIONO LE RAZZE AUTOCTONE DI VACCHE DA LATTE, MA LA COLPA NON E’ DEGLI ALLEVATORI
Scritto il 30-07-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Veterinaria
Il Corriere della Sera ha dedicato un articolo alle razze autoctone di vacche da latte estinte o in via di estinzione, deprecando il fatto che tutti gli allevatori si siano appiattiti sulla Frisona e sulla Brown, razze cosmopolite, in grado di fare anche 50 litri al giorno.
Scrive il Corriere della Sera: la Grigia val d’Adige si è estinta. Di Varzesi negli anni Cinquanta se ne contavano 50mila, nel 1988 ne erano rimaste 22. Di Pontremolesi, che tiravano a Roma i carri con il marmo di Carrara che Michelangelo usò per fare la Pietà, ne sono rimasti 25 capi e via dicendo.
Lasciare che si estinguano queste razze di vacche equivale a perdere capolavori artistici non più recuperabili. Perderne anche solo una parte rappresenta un grave danno culturale, ma la colpa non è degli allevatori.
Le imprese agricole devono fare utili, altrimenti chiudono e, visti i prezzi cui viene pagato il latte oggi, non possono più permettersi di allevare, se non per affezione, le vacche che sono in grado di fare soltanto pochi litri al giorno. Men che meno hanno necessità di vacche con attitudine al lavoro, ampiamente sostituite dai mezzi meccanici.
Le legittime ragioni economiche delle imprese agricole hanno preteso il sacrificio di molte razze tradizionali. Le imprese agricole devono necessariamente orientarsi verso le razze animali più specializzate e produttive, frutto di selezione genealogica e genetica, per rimanere competitive e per garantire ai cittadini prodotti nutrienti, sicuri ed a prezzi accessibili.
L’uomo ha incominciato a modificare gli esseri biologici fin dalle origini della coltivazione e dell’allevamento, circa 12.000/14.000 anni fa. Grazie ad esso ne ha accentuate, progressivamente, le capacità di produrre derrate utili al proprio sostentamento.
Il grande storico romano dell’agricoltura, Columella, racconta dello zio Marco, il quale acquistati da un circo montoni africani di bellissimo colore, li accoppiò a pecore spagnole ottenendo capi dal colore del padre, ma dalla lana ruvida, una peculiarità che avrebbe poi corretto con incroci ulteriori con maschi dalla lana fine.
Nulla di nuovo sotto il sole quindi, anche se il processo di selezione in questi ultimi decenni si è molto accentuato grazie alle nuove conoscenze scientifiche, ma è aumentata contemporaneamente anche la disponibilità di alimenti sicuri e la gente oggi mangia molto meglio che in passato.
Un atteggiamento di accettazione passiva e rassegnata dei fenomeni di sparizione di specie animali, ma anche vegetali, tradizionali rimane comunque inaccettabile, ma della conservazione della biodiversità, sia in campo animale che vegetale, non possono farsi carico soltanto le imprese agricole con i loro mezzi economici. La biodiversità è un bene comune di cui tutta la collettività deve farsi carico.