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LE SFIDE CHE L’AGRICOLTURA E’ CHIAMATA AD AFFRONTARE SONO ENORMI E SERVE IL CONTRIBUTO DI TUTTI
Scritto il 28-07-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Politica agricola
Il processo di modernizzazione dell’agricoltura è al centro di un aspro dibattito, tra chi lo ritiene necessario e ha fiducia nell’innovazione e nella tecnologia e chi invece osteggia e rimpiange l’agricoltura del tempo che fu, a bassa o nulla intensità tecnologica.
Si tratta però di un conflitto ideologico ed astratto, appassionante per i media, ma molto distante dalle problematiche reali del mondo agricolo. Non esiste infatti un modello di agricoltura valido per tutte le situazioni, ma tanti modelli, ciascuno con le proprie specificità e caratteristiche.
In montagna l’agricoltura ha una funzione di presidio del territorio, di salvaguardia del paesaggio, di conservazione e valorizzazione delle produzione tipiche e di qualità. In pianura le imprese agricole devono essere produttive, efficienti e competitive. A seconda del territorio in cui si trova ad operare e del segmento di mercato cui intende rivolgersi, ogni singolo agricoltore deve poter decidere che cosa è meglio per la sua impresa. La libertà di poter decidere è importante, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui le sfide che l’agricoltura è chiamata ad affrontare sono enormi ed estremamente complesse ed è sempre più difficile seguire una logica imprenditoriale economicamente efficace.
Certi intellettuali, che svolgono in materia agricola il ruolo di opinion maker, amano alimentare l’idea tutta mediatica di una ruralità puramente immaginaria e sparano ad alzo zero contro le produzioni “massive” e gli allevamenti “industriali”, auspicando un ritorno generalizzato all’agricoltura “contadina”, tradizionale, di piccolo scala, senza spiegare però in modo chiaro e senza ricorrere a fumisterie come tale agricoltura possa garantire, se non in situazioni particolari e per un numero ristretto di aziende, una redditività adeguata e soprattutto come possa sfamare una popolazione mondiale, non solo in continua crescita numerica, ma che giustamente rivendica anche il diritto a un nutrimento sempre più sicuro e di qualità.
Dal 1970 al 2012 la popolazione mondiale è passata da 3.7 a 7 miliardi. Il numero di persone che oggi soffre la fame è impressionante, ma è sostanzialmente rimasto uguale a quello del 1970: circa 900 milioni. Ciò significa che, non essendo aumentata la superficie coltivabile, l’agricoltura, grazie all’innovazione tecnologica che ha consentito uno straordinario incremento della produttività, oggi riesce a sfamare 3,3 miliardi di persone in più rispetto al 1970. La produzione agricola attuale basterebbe per dare da mangiare a tutta la popolazione del pianeta. Se ciò non avviene è a causa delle difficoltà di accesso al cibo in molte parti del mondo, dovute alla cattiva politica ed alla cattiva finanza che specula sui prodotti alimentari.
La Fao stima che la produttività dell’agricoltura debba aumentare di un ulteriore 70% per produrre cibo a sufficienza per i 12 miliardi di abitanti che popoleranno il nostro pianeta nel 2050. Impresa impossibile senza l’ausilio della scienza e dell’innovazione tecnologica, visto che la superficie coltivabile non è destinata ad aumentare. L’incremento della produttività agricola è una necessità anche nei Paesi meno sviluppati, che sono interessati da un forte aumento demografico e dove sta diventando sempre più complesso sovvenire alle esigenze alimentari di una popolazione urbana in crescita smisurata. Il concetto è molto elementare, ma è necessario ribadirlo con forza, perché in questo momento sembrano vincenti quelli che auspicano un ritorno generalizzato all’agricoltura cosiddetta tradizionale o pensano, nel migliore dei casi, che all’agricoltura debbano essere affidati gli obiettivi più disparati, di carattere spesso vago, ma certamente sempre meno l’obbiettivo della produttività, in un mondo che invece vorrà quantità crescenti di alimenti.
Non tutto ciò che è nuovo, ovviamente, è bello. Il progresso comporta dei problemi, che però si devono risolvere guardando in avanti e non all’indietro. La posta in gioco per l’agricoltura nei prossimi anni sarà riuscire a creare un equilibrio armonioso tra rispetto dell’ambiente, sicurezza degli alimenti e redditività delle aziende. Gli agricoltori sentono fortemente questo impegno, ma soltanto con le nuove tecnologie sarà possibile assicurare una produzione sostenibile di derrate alimentari a fronte di una domanda mondiale in continua crescita e garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e delle azioni riguardo al cambiamento climatico.
Lodovico Actis Perinetto – Presidente Cia Piemonte