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LA UE CONSENTE CHE IL VINO POSSA ESSERE OTTENUTO DA POLVERI MIRACOLOSE? NON CI RISULTA
Scritto il 31-05-2014 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
Ci sono molte ragioni per parlar male della Ue, ma qualche volta si esagera nel dipingerla come una matrigna che consente ogni sorta di malefatte a danno dei consumatori.
La Coldiretti ha denunciato la possibilità concessa dall’Unione Europea di ottenere il vino “a partire da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose con la semplice aggiunta di acqua. Si calcola che in Europa vengano consumate venti milioni di bottiglie all’anno con etichette di vini italiani ottenute in questo modo”.
Non ci risulta.
Il regolamento Ce 479/2008, allegato IV, è molto chiaro in proposito e stabilisce che “il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti d’uve”. I miracolosi wine-kit diffusi all’estero, che promettono di ottenere pseudo vini italiani usando misteriose polveri e liquidi chimici di dubbia provenienza, alla luce della normativa Ue sono illegali.
La Commissione Europea ha anche invitato in più occasioni gli Stati membri a togliere dagli scaffali dei negozi e dei supermercati tutti i kit per la produzione casalinga di miscugli che non hanno nulla a che vedere con le etichette riportate sulla confezione, dove si può leggere anche il nome di vini pregiati italiani.
E’ francamente inspiegabile il motivo per cui la Coldiretti insista nel dare costantemente un’immagine negativa dell’Ue. Nessuno nega che in Europa non tutto funzioni per il meglio e che ci siano diversi problemi da risolvere, primo fra tutti quello dell’etichettatura d’origine obbligatoria per tutti gli alimenti (in questi anni si sono comunque fatti dei notevoli passi in avanti), ma la Ue non è responsabile se alcuni singoli o gruppi di individui violano le regole e commettono degli illeciti. Se Amazon promuove la vendita dei kit per fare il “vino” con le polverine, la responsabilità è di Amazon e di chi glielo lascia fare, non della Ue. E non bisogna neppure esagerare nel creare allarmismo a proposito della sicurezza alimentare, che in Europa è decisamente garantita.