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DALLE ESIBIZIONI MUSCOLARI ALLA DENIGRAZIONE DELLE COOPERATIVE, LA PARABOLA DEL MOVIMENTISMO DELLA COLDIRETTI. IL PRESIDENTE DI ALLEANZE DELLE COOPERATIVE: ROBERTO MONCALVO CHIEDA SCUSA

Scritto il 10-12-2013 da Ufficio stampa | Categoria: Agrinsieme

La parabola del movimentismo di questi giorni della Coldiretti per difendere il Made in Italy si è conclusa con un proditorio attacco al movimento cooperativo, che ha fatto giustamente inalberare il Presidente di Alleanze delle Cooperative.

Roberto Moncalvo, neopresidente nazionale di Coldiretti, in una intervista andata in onda in diretta su Rai Radio1 nel programma ‘Terra’, facendo un resoconto dell’iniziativa organizzata giorni fa al Brennero,  ha  dichiarato che “sarebbero stati individuati prodotti diretti ahimè anche alle cooperative che invece dovrebbero tutelare i soci italiani”. Un’accusa tanto pesante quanto generica.

Un fondamentale principio di civiltà umana, prima ancora che giuridica,vuole che quando si lanciano delle accuse si devono anche fare i nomi ed i cognomi dei colpevoli. Le accuse generiche squalificano chi le fa e meritano soltanto il cestino della carta straccia.

Pochi giorni fa è stata scoperta e denunciata dalle autorità preposte in Puglia la Cooperativa Coldiretti che produceva pasta commercializzata come italiana, ma per la quale veniva utilizzato grano proveniente dall’estero. Nessuna organizzazione si è permessa di attaccare per questo tutte le cooperative della Coldiretti o di mettere in discussione l’intera Filiera Agricola Italiana firmata dagli Agricoltori.

Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, cui aderiscono le cooperative agricole di Confcooperative, Legacoop e Agci  ha invitato il Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo a chiedere scusa a tutte le cooperative e a tutti gli agricoltori italiani per le affermazioni da lui rilasciate.

“Non è bloccando tir alla frontiera una volta all’anno – ha aggiunto Giorgio Mercuri – e con affermazioni come queste che si difende il Made in Italy, ma con il lavoro silenzioso di oltre 5.000 cooperative che esportano qualità in tutto il mondo”.

“Se una sola cooperativa, sulla base di quanto sostiene il neoeletto presidente della Coldiretti – ha proseguito ancora il numero uno delle cooperative agroalimentari – ha commesso un reato, si vada a sporgere una regolare denuncia alle autorità preposte, senza gettare discredito sull’intero sistema cooperativo che, a differenza di chi va a fare manifestazioni al Brennero, produce il 25% dell’agroalimentare Made in Italy, fatturando oltre 35 miliardi di euro e consentendo a 800.000 soci agricoltori di avere un reddito certo”.

Quello nei confronti della cooperazione è stato l’ultimo grave errore commesso dalla Coldiretti, che si atteggia paladina del made in Italy, ma nei fatti non lo è, a causa del suo atteggiamento antiunitario che rende difficile far valere la ricchezza della produzione agricola italiana. La Coldiretti non solo rifiuta qualsiasi qualsiasi rapporto di collaborazione con le altre Organizzazioni professionali, ma spacca anche ciò che è unito. Ha creato una sesta centrale cooperativa, come se le cinque preesistenti non fossero sufficienti. Per un mondo agricolo così diviso è difficile far valere le proprie ragioni nei confronti degli altri attori delle filiere.

Al persistente e deleterio atteggiamento antiunitario, la Coldiretti ha aggiunto in questi giorni alcuni imperdonabili errori tattici, incomprensibili se l’obbiettivo delle sue iniziative era veramente la difesa del Made in Italy. Si spiegano invece se l’obbiettivo era quello di ottenere un riscontro mediatico.

La Coldiretti ha sbagliato quando è andata alla frontiera del Brennero a bloccare le merci che arrivano da altri Paesi Ue perché le frontiere non esistono più. La libera circolazione delle merci è una delle libertà fondamentali dell’ Unione Europea. Dal gennaio 1993 l’Unione forma ormai un solo territorio senza frontiere ed i controlli sui movimenti di merci nel mercato interno sono aboliti. Gli articoli 28 e 29 del trattato che istituisce la Comunità europea vietano le restrizioni all’importazione e all’esportazione fra tutti gli Stati membri. Soluzioni protezionistiche, oltre che per regole comunitarie, non sono accettabili anche per accordi internazionali. I blocchi alle frontiere  sono forme di lotta che avevano un senso fino al 1992. Ora non più.

Ha sbagliato un’altra volta quando ha protestato in piazza Montecitorio per sollecitare il Governo a “completare l’iter dei decreti attuativi della legge sull’obbligo di riportare in etichetta l’origine dei prodotti agroalimentari“, perché se il Governo desse retta alla Coldiretti, l’Italia entrerebbe immediatamente in rotta di collisione con la Ue. L’etichettatura d’origine è infatti una questione di esclusiva competenza europea. L’Italia ha provato in diversi momenti a forzare la mano, approvando leggi nazionali in palese contrasto con i principi europei sull’etichettatura. Ha sempre dovuto fare delle clamorose retromarce. Già nel 2004 la Commissione europea aveva diffidato il nostro paese dall’applicare la “legge Alemanno” che prevedeva l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine delle materie prime dei prodotti alimentari. Nel 2011 il nostro Parlamento ci ha provato ancora, ma è subito arrivato dalla Ue un altro invito a non procedere. Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che la partita va giocata in Europa.  A meno che la Coldiretti non intenda promuovere l”uscita dell’Italia dall’Europa, con buona pace della Pac e dei finanziamenti europei all’agricoltura.

La Ministra De Girolamo, anziché perdere tempo al valico del Brennero, avrebbe fatto meglio meglio a girare per le capitali europee. La partita si gioca in Europa e non al Brennero.

La Coldiretti ha sbagliato ancora quando ha tirato in ballo la sicurezza sanitaria, che sarebbe a rischio con i prodotti provenienti dall’estero. Come ha ricordato il dg del Ministero della Salute Silvio Borrello, i controlli sanitari sulle materie prime importate sono così estesi e penetranti da rendere sicuro il prodotto alimentare trasformato in Italia. Ciò che gli Italiani mangiano può essere di scarsa qualità, ma non nuoce alla salute. Borello ha messo in guardia dal sollevare polveroni mediatici.

Ma evidentemente i polveroni mediatici piacciono alla Coldiretti.

 

 

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