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QUAL E’ IL VALORE DEL CIBO SPRECATO DALLE FAMIGLIE ITALIANE OGNI ANNO? PER IL WASTE WATCHER FINISCONO NELLA SPAZZATURA 8,7 MILIARDI DI EURO. PER SLOW FOOD 96 MILIARDI. PRESENTATA A ROMA LA TASK FORCE CONTRO LO SPRECO
Scritto il 19-12-2013 da Ufficio stampa | Categoria: Consumi
Gli economisti ripetono in continuazione che se in Italia le famiglie non riprendono a consumare l’Italia non esce dalla crisi. Sono in forte calo anche i consumi alimentari domestici: la diminuzione, secondo Federconsumatori, solo nel 2013, è stata del 4,6%. Il volto negativo del calo dei consumi è lo spreco di cibo.
Le campagne di sensibilizzazione contro lo spreco di cibo sono giustissime. La convinzione che il cibo buttato via sia un insulto per tutte le persone che non hanno di che mangiare, moltissime anche nel nostro Paese, è ormai entrata a far parte della consapevolezza dell’opinione pubblica, ma quando si cerca di andare oltre gli slogan e di capire quali sono i rimedi che potrebbero modificare la situazione, tutto si fa più confuso. Gli argomenti si confondono e le possibili vie d’uscita si fanno poco concrete.
Non è un caso che agli inviti a non sprecare, seguano nessuna o poche azioni. La faccenda è infatti molto più complicata di quanto non appaia: lo spreco, compreso lo spreco di cibo, non è un output del processo, bensì una caratteristica dell’attuale sistema economico, anche se è un sistema in crisi: senza sprechi il sistema si impallerebbe. Se le famiglie azzerassero lo spreco, il calo dei consumi alimentari si aggraverebbe.
Buttar via il cibo è percepito come insopportabile ed odioso, ma combinare il rilancio dei consumi con la lotta agli sprechi, soprattutto in questo momento, è un’impresa estremamente complessa.
Il 18 dicembre il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha tenuto una conferenza stampa per presentare il gruppo di lavoro per la definizione del Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpa). Iniziativa seria o propagandistica? Staremo a vedere. Speriamo almeno che la Commissione non costi di più del cibo che sarà riuscita a non far sprecare.
Intanto prendiamo atto che a far parte della task force è stata chiamata anche Susanna Tamaro. Non capiamo in base a quali meriti. Forse perché si è recentemente distinta per uno stimolante articolo, apparso sul Corriere della Sera, dedicato ai campi di grano: “Qualcosa in molti di quei campi non va. C’è tanto giallo, è vero, ma c’è solo giallo; un giallo che però suona falso. Dove sono i papaveri, i fiordalisi o la camomilla, da sempre fedeli compagni del grano”?
Il Foglio ha conferito alla scrittrice il premio Maria Antonietta, perché l’idea che nei campi si debba avere meno grano e più fiordalisi è paragonabile all’atteggiamento della regina francese che rivolgendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane, lo invitò a magiare brioches.
Fanno parte del gruppo di lavoro e prevenzione dello spreco alimentare anche il professor Vincenzo Balzani esperto di Fotochimica e Radiazioni d’Alta Energia, l’attore Giobbe Covatta e la semisconosciuta regista Maite Carpio. Coordinatore del gruppo il professor Andrea Segrè, presidente del Last Minute Market, una società spin-off dell’Università di Bologna che si occupa di soluzioni per ridurre gli sprechi, il quale ha approfittato della Conferenza per dare alcuni consigli ai cittadini: programmare meglio gli acquisti, evitando spese ‘compulsive’, acquistare i prodotti che si avvicinano alla scadenza, valutare bene se un alimento è da buttare. Ad essere sinceri, non ci paiono consigli straordinari.
Lo spreco è un problema serio, con tante implicazioni economiche e morali. Purtroppo l’argomento è diventato preda dei soliti professionisti della demagogia che lo usano per esibirsi.
I dati che circolano sullo spreco domestico di cibo sono molto diversi.
Per il Rapporto Waste Watcher 2013 (prodotto da Last Minute Market, società spinn-off dell’Università di Bologna): “Ogni famiglia italiana getta in media 213 grammi di cibo alla settimana” pari a 14,60 kili all’anno. Waste Watcher aggiunge che 213 grammi corrispondono ad un “costo per famiglia di 7,06 euro“. Ma per fare 7,06 euro con 213 grammi di cibo bisogna buttar via prodotti molto costosi …… ad esempio, 213 grammi di prosciutto San Daniele. Una pagnotta di pane da 213 grammi fa 40 cent. 213 grammi di Parmigiano- Reggiano 2,5 euro.
7,06 per famiglia e per settimana significa – il calcolo è sempre di Waste Watcher – che le famiglie italiane ogni anno buttano nella spazzatura 8,7 miliardi di euro, pari allo 0,5 del pil. Incredibile! Ancor più incredibile però la cifra fornita da Slow Food. Su la Repubblica del 19 dicembre, edizione di Torino,Francesco Mele, responsabile per Slow Food della “lotta agli sprechi”, afferma che ogni persona butta ogni anno nella spazzatura cibo per un valore di 1.600 euro. Moltiplicando 1.600 per 60 milioni, quanto sono gli Italiani, si arriva alla spaventosa cifra di 96 miliardi di euro, pari a quasi il doppio della plv agricola . Francesco Mele cita fonti attendibili della Commissione Ue, a noi sconosciute. Vogliamo escludere i minorenni dal conteggio? La cifra si riduce a circa 70 miliardi di euro. Comunque incredibile.
Il mondo in cui viviamo è pieno di notizie trasmesse da giornali, radio, tv o scambiate attraverso internet che troppo facilmente accettiamo come vere e credibili, mentre spesso sono non hanno alcun fondamento.
Secondo alcuni autorevoli economisti, in Italia lo spreco domestico non è neppure un problema o per lo meno non è un problema così grave da dedicarci, in questa fase del Paese, troppo tempo. Una ricerca di Federalimentare racconta che gli scarti nella famiglie nel giro di questi ultimi tre anni sono passati dal 30% al 7%, una percentuale che può essere ritenuta quasi fisiologica.
Moltissimi Italiani, disoccupati, in cassa integrazione o pensionati al minimo, cercano di sopravvivere mettendo in pratica una vera e propria spending review dei consumi, tagliando la spesa alimentare, rinunciando alla quantità o alla qualità dei cibi o a entrambe le cose e sprecando il meno possibile.
“Fino ad oggi i consumi alimentari – sostiene Federalimentare – in Italia erano calati solo due volte: nel dopoguerra e in occasione dello shock petrolifero. Ma si trattò di fenomeni di breve durata se confrontati con l’attuale”. Il vero dramma, da diverso tempo in qua, per molte famiglie italiane, è l’impossibilità di riuscire fare la spesa.
Il nostro asuspicio è che il problema dello spreco non venga strumentalizzato dai soliti professionisti della demagogia mediatica, in sostituzione degli usurati racconti sulla biodiversità alimentare e sulle tradizioni gastronomiche, che ormai fanno poca presa in un mondo pieno di gente che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.
LODOVICO ACTIS PERINETTO – Vice Presidente Cia Piemonte