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Roberto Barbero, Presidente della Cia di Torino: “il giro di vite sul caporalato non deve pagarlo chi lavora alla luce del sole”

Scritto il 09-08-2018 da Ufficio stampa | Categoria: Cia

Le tragedie di questi giorni in Puglia hanno colpito tutti e ci ricordano come la vita dei braccianti, italiani e stranieri, in alcune zone d’Italia, sia troppo spesso legata a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. La piaga ha un nome: caporalato ed é evidente che contro di essa sia necessaria una azione di controllo e di repressione, ma qualche riflessione andrebbe fatta – sostiene il Presidente regionale della Cia Gabriele Carenini -anche sul ruolo della distribuzione moderna che esercita forti pressioni sui produttori per ottenere prezzi sempre più bassi ed alimenta la catena dello sfruttamento.

“L’illegalità nei campi non è tollerabile- afferma il Presidente della Cia di Torino Roberto Barbero -,ma la legge sul caporalato non centra solamente l’obiettivo della lotta all’intermediazione illecita e allo sfruttamento dei braccianti, rischia anche di far sentire i suoi effetti sulle imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro”. “Il giro di vite sul caporalato  – continua Roberto Barbero -non deve pagarlo che lavora alla luce del sole”.

In questi mesi Roberto Barbero sta incontrando i rappresentanti parlamentari del territorio per chiedere che venga almeno concessa la depenalizzazione delle inadempienze lievi o meramente formali nell’ambito della legge sul caporalato

Gli “indicatori di sfruttamento del lavoro” che la legge introdotto e che sono alternativi tra loro (basta che ne ricorra uno solo), infatti, rilevano lo sfruttamento, ma per fare questo allargano lo spettro a violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali, quali il rispetto dell’orario di lavoro, la retribuzione, l’igiene.

Si corre il rischio che nell’attuazione della legge si colpiscano con la reclusione o con la confisca dei beni anche coloro che incorrono accidentalmente in una trasgressione meramente formale e spesso marginale.

L’illegalità va combattuta senza se e senza ma, ma non si possono trattare allo stesso modo coloro che, con violenza, intimidazioni e minacce, sfruttano e schiavizzano i lavoratori e coloro che, invece, assumono ed assicurano regolarmente i propri dipendenti, ma incorrono in violazioni che riguardano aspetti non sostanziali del rapporto di lavoro.

Non facendo nella legge la dovuta distinzione tra reati gravi o gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali, si finisce per determinare una totale discrezionalità da parte di chi è deputato all’applicazione della legge, in primis gli ispettori del lavoro e a un secondo livello la stessa magistratura.

 

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